lunedì 11 dicembre 2017

Tenosinovite del tibiale anteriore



Se ancora non lo sa, Signora, sto correndo! Anzi sto anche gareggiando, trittico d’autunno, tre gare in 20 giorni. Ma questo lo racconterò la prossima volta.

Oggi parlerò dell’infortunio che ho avuto. Niente di particolarmente grave, visto che alla fine sono stato fermo meno di due settimane, ma che mi ha fatto saltare la mezza di Fiumicino, in cui probabilmente, visto l’incredibile stato di forma, avrei battuto il mio personale. Pazienza, sarà per una prossima vita, basta aspettare.

Dunque l’infortunio. 



Come detto nell’ultimo post, tutto è partito dal collo del piede. Credo si tratti del muscolo/tendine più stupido che abbiamo, anzi prima di farmi male, nemmeno sapevo di averlo. È quello che serve per sollevare la punta del piede (tenendo il tallone per terra). È incredibile quante volte lo usiamo camminando: a ogni passo, il nostro cervello istintivamente comanda quel muscoletto che, prima di poggiare il piede, solleva la punta in modo da atterrare con il tallone e non inciampare. Ovviamente non esercita molta forza, deve solo raddrizzare il piede, ma lo fa a ogni singolo passo.

Il muscolo si chiama tibiale anteriore (vedi figura).

Come raccontato, durante un lento, ho iniziato ad avvertire fastidio al collo del piede, nel punto 1. Non un vero e proprio dolore, solo fastidio, però costante e in aumento nei 40’ in cui sono dovuto tornare a casa. Il giorno dopo, pur sentendo che il dolore non era passato, ho provato a correre. Dopo 200 metri ho capito che non era il caso perché il dolore era forte e tendeva ad aumentare. 

D’accordo, rinuncio alla corsa dei Santi del giorno successivo e mi prendo qualche giorno di pausa. Non corro per 3 giorni e il dolore pian piano passa del tutto. Il sabato, tutto speranzoso, esco di nuovo. All’inizio tutto bene, ma dopo un paio di chilometri riecco il fastidio. Stavolta devo verificare se posso correre col fastidio oppure no (come spiegato nel mio personalissimo manuale per affrontare gli infortuni). Continuo a correre e il fastidio aumenta fino a dolore. Sopporto e finisco la sessione (1h30’) ma ormai zoppico. A casa ho molto male a camminare, quasi non riesco ad alzare la punta del piede. Ora il dolore non è più sul collo del piede ma più in alto, nel punto 2 della figura.

L’autodiagnosi è “ tenosinovite del tibiale anteriore”. In pratica, il muscolo nella sua normale operatività, contraendosi tira i tendini che si collegano alla punta del piede e la alza. I tendini quindi scorrono sul dorso del piede avanti e indietro. Ecco tutto questo meccanismo si è inceppato per qualche motivo causando un’infiammazione a tutta la zona, dal dorso del piede al tibiale anteriore. 

Conclusione: mi devo arrendere, rinuncio alla mezza di Fiumicino e mi fermo finché non guarisco. Riprenderò seguendo il mio solito protocollo,il secondo.

Punto zero: le cause. Ancora prima di ripartire devo capire cosa è successo in modo che non si ripeta. Ho diverse ipotesi:

1) Sovraccarico: vengo da un lungo periodo di ottimi allenamenti in specifica. Ho tirato tanto e nelle ultime settimane ho iniziato a gareggiare. Il lungo svelto della domenica, dopo più di un mese dall’ultimo lungo, mi ha dato il colpo di grazia. Il corpo ha detto stop, così non si può continuare;

2) Il viaggio del giorno precedente: lo avevo accennato nell’ultimo post. Ho notato negli anni, che il giorno dopo un viaggio lungo in macchina, tendo ad infortunarmi, generalmente a prendermi una contrattura. Probabilmente la stanchezza o la postura;

3) Le scarpa allacciata troppo stretta: come spiegato, si sono infiammati i tendini che scorrono sul dorso del piede. Una scarpa allacciata troppo stretta può ostacolare il normale scorrere dei tendini e aumentare lo sfregamento, che magari in un lungo di 30 km alla fine si sente.

Non vedo altre cause possibili. In realtà non mi interessa più di tanto capire quale, delle tre ipotizzate, sia stata effettivamente la causa reale, su ognuna ho dei dubbi e nessuna prevale nettamente sull’altra. E potrebbe anche essere stato l’insieme delle tre cose. Come evito allora che il problema si ripeta. Basta tenere conto di tutte e tre contemporaneamente. Così:

1) E’ vero che ho avuto un lungo periodo intenso di allenamenti, ma appunto durava da tanto e non avevo aumentato particolarmente l’intensità e il volume degli allenamenti. Ma avevo introdotto le gare, questo probabilmente ha causato il sovraccarico. Devo stare più attento in futuro a bilanciare meglio gli allenamenti quando inizio a gareggiare;

2) Ormai ho una buona statistica di infortuni dopo un viaggio lungo: prossima volta basta tenerne conto. Dopo un viaggio lungo solo un allenamento molto facile e magari corto;

3) Cercherò sempre di allacciare le scarpe in modo che il piede stia molto comodo.

La fase di ripresa degli allenamenti, il secondoprotocollo prevede:

1) Dopo 6 giorni di riposso assoluto da un fastidio molto intenso anche a camminare ero arrivato a non sentire più nulla nelle attività della vita ordinaria. Bene. Riprendo? Uhm, magari se aspettassi ancora un paio di giorni sarebbe meglio, uhm. Ecco questo non c’è nel protocollo. Diciamo che sarebbe meglio tenersi due o tre giorni di margine. Ma non riesco, mi scappa proprio, perché la settimana dopo devo andare a Chicago e li voglio correre! Passo al punto 2.

2) Test 100mt di corsetta e scale. Tutto ok, passo avanti.

3) Venerdì 1 solo km di corsetta, tutto ok, go!

4) Sabato 4-5 km di corsetta. Verso la fine solo un leggerissimo fastidio, ma potrebbe essere psicologico. Diciamo go. 

5) Domenica 45’ di corsetta con ultimi 5’ più allegro sotto i 5’/km. Dopo un pochino inizio ad avvertire lo stesso leggerissimo fastidio della sera precedente. Mi fermo, do una tastatina, nel farlo slaccio la scarpa e sento sollievo (quindi l'ipotesi della causa lacci stretti non è così peregrina). Continuo l’allenamento con la scarpa slacciata e tutto va bene.

6) Rimando la prova di velocità, 55’ di corsa lenta con la scarpa slacciata, tutto ok. 

7) Rimano ancora per prudenza la velocità, 1h05’ con scarpa slacciata, che ora inizia a darmi un fastidio (già conosciuto, mi capita con gli scarponi da montagna) ai tendini della caviglia.

8) 1h20’ di corsa lenta, ok.

9) Finalmente il test finale, la velocità. Visto che sono stato prudente, faccio una sessione quasi normale: dopo congruo riscaldamento comprensivo di allunghi, 6 km di FM sotto ai 4’/km e 4x400 in 1’20’’. Inizio con la scarpa slacciata, ma a quei ritmi è impossibile! Esce! Allora allaccio. L’allenamento procede bene, con anche un km a 3’38’’ nel medio, insieme a un tipo che mi aveva superato e non doveva farlo, ;-). Anche i 400 escono bene. Ho di tanto in tanto una piccola fitta al piede, ma dopo l’allenamento recupero bene.

Posso dire di essere guarito.

Nei giorni successivi, viaggio e corse a Chicago comprese, continuo con la scarpa sciolta e dopo una decina di giorni l’infortunio può dirsi solo un ricordo (bruttino, ma neanche troppo, via Signora!)

Al prossimo post, sull’esaltante trittico d’autunno.

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